Telemedicina e certificati di malattia: cosa cambia davvero con la Legge 182/2025
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Nuove regole in arrivo per i certificati di malattia: la Legge 182/2025 introduce la possibilità di rilasciarli anche tramite telemedicina, rivoluzionando il modo in cui medici e pazienti interagiscono. Per ora, però, la norma riguarda solo i dipendenti pubblici e resta sospesa in attesa del decreto attuativo.
La svolta digitale nei certificati medici
La sanità italiana si avvicina a una svolta digitale con la Legge 2 dicembre 2025, n. 182, nota come Decreto Semplificazioni. Tra le novità più rilevanti, l’articolo 58 prevede la possibilità di rilasciare certificazioni mediche anche sulla base di dati raccolti tramite sistemi di telemedicina, superando il vincolo della presenza fisica del paziente. Per il momento, però, la norma riguarda soltanto i dipendenti pubblici e non è ancora operativa: sarà necessario un decreto attuativo per definire modalità, strumenti e limiti per l’applicazione.
Implicazioni sul trattamento dei dati personali
La possibilità di rilasciare certificati da remoto introduce cambiamenti significativi nella gestione dei dati personali. Le informazioni cliniche, infatti, vengono raccolte, trasmesse e conservate attraverso piattaforme digitali, creando nuovi flussi di dati sensibili. Secondo il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e il Codice Privacy italiano, questi dati richiedono garanzie di sicurezza elevate, trasparenza verso gli interessati e chiara definizione dei ruoli di chi li tratta.
Responsabilità dei medici nell’ambito della telemedicina
Dal punto di vista clinico, il medico mantiene piena responsabilità per la correttezza del certificato. Anche se la valutazione avviene a distanza, è necessario che i dati raccolti siano affidabili e sufficienti per la diagnosi o la certificazione dello stato di salute. La telemedicina non può essere una scorciatoia: ogni certificato rilasciato dovrà poter essere giustificato da dati adeguati, pena possibili contestazioni legali o disciplinari.
Sicurezza e privacy: i rischi della telecertificazione
La gestione dei dati sanitari a distanza comporta rischi specifici. Le informazioni possono essere acquisite tramite videochiamate, trasmesse su reti protette, eventualmente registrate e conservate su server di terzi. Questo rende cruciale stabilire procedure rigorose di sicurezza, autenticazione dei pazienti e dei medici, cifratura dei dati e tracciabilità completa di ogni operazione. Solo così si può garantire la conformità al GDPR e ridurre il rischio di violazioni.
Il ruolo del decreto attuativo
Il decreto attuativo sarà determinante per definire i criteri tecnici e organizzativi della telecertificazione. Dovrà stabilire quali certificati possono essere rilasciati da remoto, i requisiti minimi delle piattaforme, le modalità di interoperabilità con i sistemi sanitari regionali e con l’INPS, oltre alle procedure per la conservazione dei dati. Fino a quel momento, le visite e i certificati in modalità tradizionale restano l’unica forma valida.
Opportunità e sfide della telemedicina
Nonostante le criticità, la telecertificazione rappresenta un’opportunità significativa. Può semplificare l’accesso ai servizi per i lavoratori con difficoltà motorie o residenti in aree periferiche, ridurre il carico organizzativo dei medici e garantire maggiore trasparenza nella gestione dei certificati. Allo stesso tempo, la misura evidenzia la necessità di un approccio rigoroso alla sicurezza dei dati e alla governance dei flussi informativi.
La Legge 182/2025, dunque, apre la strada a una nuova era della telemedicina pubblica, in cui il digitale integra la responsabilità clinica senza sostituirla. La piena operatività dipenderà dalla definizione del decreto attuativo, che dovrà assicurare sicurezza, trasparenza e rispetto delle norme sul trattamento dei dati sanitari, bilanciando innovazione, efficienza e tutela della privacy dei cittadini.